Il mese di ottobre è dedicato alla prevenzione del tumore al seno e alla sensibilizzazione nei confronti di questa patologia
Bisogna parlarne perché è una patologia frequente e grave, che tocca tutta la sfera della persona, a livello fisico, psicologico e sociale. La buona notizia è che si può curare, grazie a un livello di integrazione delle cure che forse non ha eguali in tutta la medicina e soprattutto è una patologia di cui si può guarire, se presa in tempo.
La malattia
Il tumore alla mammella colpisce una donna su otto, in particolare nella fascia di età tra i 50 e i 70 anni ed è un tumore (ancora) letale: è infatti la prima causa di mortalità oncologica femminile in Italia e la settima causa di morte in assoluto. Ha una forte familiarità: se in famiglia la mamma o una nonna ne ha sofferto, informa il tuo medico di medicina generale. Occhio a non confondere familiarità con malattia genetica: se avete sentito di Bianca Balti o Angelina Jolie che si sono fatte operare perché avevano una mutazione che le faceva ammalare di cancro al seno, dovete sapere che si tratta di un’informazione vera, ma anche che la loro era una rara condizione. Attenzione anche agli uomini: è raro ma il tumore al seno può colpire anche loro.
La prevenzione
Innanzitutto, cos’è la prevenzione? Si possono distinguere due tipi di prevenzione: esiste quella primaria, che consiste nell’evitare che venga una malattia, e quella secondaria, che significa diagnosticare presto una malattia in modo che abbia un decorso più favorevole.
La buona notizia è che per il tumore al seno sono possibili entrambe.
Per quanto riguarda la prevenzione primaria: attività fisica regolare, dieta mediterranea (basso consumo di carne e derivati animali e alto di frutta, verdura e legumi), astensione dal fumo e dall’alcol e controllo del sovrappeso sono tutte azioni quotidiane che proteggono da questa malattia. Anche il numero di gravidanze e l’allattamento al seno sono fattori protettivi. Inoltre, un’attenzione all’inquinamento e agli interferenti endocrini, sostanze chimiche che mimano l’azione degli ormoni sessuali: questo è un campo di ricerca molto attivo, in cui stanno emergendo delle evidenze interessanti. Semplificando in modo estremo: meno plastica è meglio e se vivi in zone inquinate è meglio informarne il tuo medico di medicina generale.
Per quanto riguarda la prevenzione secondaria, dai 30 anni è bene cominciare a praticare occasionalmente l’autopalpazione: massaggia delicatamente il tuo seno facendolo scorrere tra le dita e il torace in modo metodico. Se noti dei noduli non allarmarti ma informa il tuo medico curante: molte donne in età fertile possono avere fibroadenomi o altre malattie benigne della mammella.
Tra i 50 e i 70 anni, sottoporsi a mammografia una volta ogni 2 anni può ridurre la mortalità fino del 40%; tra i 40 e i 50, sottoporsi a una mammografia all’anno può ridurre la mortalità del 20%. Bastano questi dati per spiegare l’importanza del programma di screening. In Italia tutte le donne tra i 50 e i 70 anni ricevono una volta ogni due anni una convocazione per sottoporsi a questo test gratuitamente. In Valle d’Aosta lo screening è esteso gratuitamente alle donne dai 45 anni annualmente, previa ricetta del medico curante, e fino ai 75, previa ricetta del medico curante.
E dopo?
Nel caso in cui la malattia fosse accertata (la mammografia di screening viene sempre ripetuta) la paura e la disperazione sono reazioni umane e comprensibili, ma la terapia di questa patologia ha fatto davvero passi avanti incommensurabili. Sono poche le patologie che ricevono un trattamento così multidisciplinare e tagliato su misura sulla persona: a seconda dello stadio e dell’estensione sono previsti uno o più trattamenti tra chirurgia, radioterapia, chemioterapia, immunoterapia e ormonoterapia.
Ma non solo: sempre di più si prendono in considerazione l’aspetto psicologico della malattia con una presa in carico della persona, anche sociale: la mammella è una parte importante dell’immagine che una donna ha di se e quindi, in caso di chirurgia è sempre effettuato un trattamento di chirurgia plastica gratutito, che sia nelle tecniche ricostruttive o nell’uso di protesi. Inoltre, esistono anche associazioni di supporto e di mutuo aiuto come l’associazione Viola o la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i tumori).
Pur davanti a una patologia che giustamente spaventa dobbiamo dire che si tratta di una della patologie oncologiche che guarisce di più e meglio: oltre il 90% delle persone guarisce e in questa percentuale la differenza la fanno la prevenzione primaria e secondaria.
Il ruolo del medico di medicina generale
È piccolo ma significativo, in ogni fase del percorso di questa patologia:
- prima della malattia: nell’identificazione di predisposizioni genetiche o familiari, nell’identificazione di un profilo di rischio e nella prevenzione primaria;
- in fase di screening: se ci sono dubbi nell’autopalpazione, o anche una volta all’anno dai 30 anni una visita e un esame obiettivo. Inoltre il medico di famiglia è la persona che invia a screening nella fasce in cui non arriva direttamente la lettera o se si è perso un appuntamento nella fascia coperta da chiamata dal servizio sanitario.
- in caso di malattia: il medico di medicina generale è il medico più vicino alle persone e può aiutarti a seguire e a comprendere il percorso e a prendere le decisioni migliori con te.
- dopo la malattia: il follow-up nelle malattie oncologiche è spesso lungo e faticoso. Inoltre, può aiutare a prendere in carico tutta la tua famiglia: questa è purtroppo una malattia che può far soffrire anche chi ti sta accanto. Inoltre, una diversa familiarità può rendere necessario diverse strategie di prevenzione personalizzate per i tuoi parenti.



