Spesso si ha l’immagine del medico come di una persona che vive confinata nelle mura di un ospedale, intenta a correre trasportando un paziente in fin di vita, come nella serie TV più stereotipata.
In realtà non è così: sicuramente il medico cura le persone, ma siamo certi che l’urgenza sia l’ambito che più incide sulla salute degli individui? La risposta è no, enormemente no. La salute si gioca solo per il 10% in ospedale e di questa percentuale l’urgenza è una parte marginale di tutto il mondo sanitario. Esiste una parte rilevante di ricerca scientifica che indaga su tutto ciò che contribuisce a rendere sana una persona.

In particolare, quando si parla di determinanti di salute possiamo vedere come siano molti i fattori che contribuiscono alla salute umana e che non si riducono certamente al pronto soccorso o alla somministrazione di una pillola. Fattori genetici, comportamenti individuali, fattori socio-economici e fattori ambientali contribuiscono molto di più alla salute o alla malattia che non le cure mediche.
E quindi qual è il ruolo di un medico in tutto ciò? Ci sono medici e professionisti che sono consapevoli di questa complessità e l’associazione ISDE (International Society of Doctors for the Environment) – Medici per l’ambiente ha da anni fatto proprio questo approccio. Da un po’ di tempo ho la fortuna non solo di essere membro di questa associazione ma anche di coordinarne il gruppo dei giovani.
Cosa facciamo in pratica?
Il primo punto è la formazione: la comunità scientifica è ormai pienamente concorde nell’identificare nelle matrici ambientali uno dei principali rischi per la salute umana. Nel rapporto Global Burden of Disease, l’inquinamento dell’aria è posto al quarto posto per cause di mortalità con un numero di decessi stimato tra i 9 e i 12 milioni annui. Secondo l’OMS, il 99% degli esseri umani vive in zone con una qualità dell’aria inferiore agli standard fissati dall’Organizzazione stessa. Inoltre, il riscaldamento globale è un problema di salute ENORME. Secondo il lavoro più autorevole che la comunità medica abbia prodotto in questo campo, il Lancet countdown on health and climate change, l’aumento di temperatura aumenta la frequenza e la gravità di moltissime patologie umane:
- psichiatriche, neurologiche e del benessere: è doveroso citare l’ecoansia una nuova categoria di ansia che colpisce sempre più giovani
- cardiovascolari
- metaboliche e endocrinologiche come obesità e diabete
- respiratorie.
- infettive: con l’aumento dell’areale di molte patologie tropicali.
Inoltre, gli eventi climatici estremi causeranno sempre più danni diretti alle vite umane, oltre ai danni economici. Secondo l’Atlas of mortality and economic loss from weather climate and water extremes dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, dal 1970 al 2019 gli eventi estremi sono quintuplicati come frequenza e hanno causato in media 115 morti e 202 milioni di dollari di danni AL GIORNO.
Queste informazioni non sono note al grande pubblico, ma nemmeno alla maggior parte dei medici: ecco perché lo scopo dei medici per l’ambiente è divulgare questa conoscenza e renderla accessibile a tutti e tutte, anche alla classe politica perché possa agire di conseguenza e adottare misure per preservare e migliorare la salute individuale e collettiva.
In secondo luogo, il nostro obiettivo è quello della prevenzione primaria, cioè agire prima che arrivi il danno o la malattia. Ne è un esempio la collaborazione che stiamo tenendo con Slow food e Slow Medicine in Valle d’Aosta, dove abbiamo organizzato molteplici eventi e ne stiamo organizzando molti altri basati sull’idea di co-beneficio. Sostanzialmente invitiamo le persone a fare delle passeggiate nella natura valdostana per parlare di salute e alimentazione. Senza dimenticare il buon esempio, proponiamo una giornata di attività fisica e socialità in un ambiente sano, con la speranza che anche i luoghi che ci ospitano (boschi e pascoli alpini) possano giovare del nostro approccio leggero ed essere valorizzati senza essere distrutti.
Infine, come medici per l’ambiente offriamo la nostra competenza per identificare inquinanti ambientali specifici, collaborando con le massime istituzioni Italiane come l’Istituto superiore di Sanità, l’ISPRA, il CNR nonché numerose Università italiane e internazionali. E nella pratica clinica contribuiamo alla salute di luoghi più o meno inquinati (terra dei fuochi, Taranto, i siti inquinati dai PFAS) con il progetto RIMSA – Rete Italiana dei Medici Sentinella.
Se ti interessa saperne di più visita il sito di ISDE oppure seguimi su questo sito o sui social.


